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Creata una società paritetica per realizzare 6mila torri in Italia. Crolla il titolo in Borsa: -15,6%

Un'alleanza per costruire insieme 6mila torri per il 5G. Questo prevede l'accordo non vincolante annunciato ieri da Tim e Fastweb+Vodafone, che troverà applicazione attraverso la costituzione di una nuova società - partecipata al 50% - tra i due gruppi delle telecomunicazioni i quali attraverso questa mossa mirano a velocizzare la diffusione su scala nazionale della connessione mobile ad alta velocità, andando al contempo a ridurre i costi di costruzione e manutenzione delle infrastrutture e a creare maggiore competizione sul mercato. In un secondo momento, i due gruppi potrebbero aprire il capitale a nuovi investitori e con la prospettiva di offrire le proprie torri anche ad altri operatori.

La notizia ha fatto precipitare il titolo di Inwit (-15,6% a 6,9 euro), il gruppo che ospita sulle sue 25mila torri le antenne di Tim e Fastweb+Vodafone. Da un lato, c'è la prospettiva di un nuovo competitor in quello che è il suo core business, non a caso anche la spagnola Cellnex ieri ha perso il 7,4% alla Borsa di Madrid. Dall'altro, c'è almeno un'ulteriore questione dietro all'alleanza tra Fastweb+Vodafone e Tim per costruire un'infrastruttura: vale a dire il braccio di ferro in atto fra gli operatori delle telecomunicazioni e i gestori delle torri per una revisione al ribasso delle tariffe pagate per utilizzare l'infrastruttura. In particolare, sarebbe in corso una trattativa piuttosto muscolare tra Fastweb+Vodafone e Inwit in merito a un contratto di servizio che secondo i primi dovrebbe scadere nel 2028 e per i secondi invece avrebbe conclusione nel 2038. Si vorrebbe inoltre rivedere al ribasso le tariffe per l'utilizzo delle torri. Ambienti vicino al gruppo controllato da Swisscom, negano però che sia un'operazione contro Inwit.