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Ventidue anni fa la Lega spinse una riforma con separazione delle carriere e pm eletti. Oggi, alla vigilia del voto, quel nodo torna al centro dello scontro politico
A due giorni dal referendum sulla giustizia, il mondo della politica è stato colpito dalla morte di Umberto Bossi. La scomparsa del Senatur è avvenuta a ridosso di un appuntamento elettorale che richiama un precedente politico risalente ai primi anni Duemila, quando fu proprio la “sua” Lega a promuovere un intervento organico sul sistema giudiziario.
Nel 2004, infatti, l’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli annunciò l’intenzione di presentare - su impulso di Bossi - un disegno di legge costituzionale con contenuti in parte sovrapponibili a quelli discussi oggi. La proposta prevedeva la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti, l’elezione diretta dei pubblici ministeri e una loro organizzazione su base regionale. Nello stesso periodo, attraverso il quotidiano La Padania, la Lega Nord sosteneva anche il superamento dell’obbligatorietà dell’azione penale, definita come “un’ipocrisia che permetteva al magistrato di scegliere chi perseguire”. Castelli, a sostegno del progetto, affermava che esso avrebbe garantito “una magistratura più preparata e meglio organizzata”.






