VENEZIA - Più che un restauro, una «re-invenzione», per usare le parole dei progettisti. Il Padiglione Centrale ai Giardini della Biennale - quello dedicato all’allestimento del curatore, cuore delle esposizioni - ha cambiato volto. Spazi riorganizzati, coperture e impianti rinnovati, due nuovi porticati esterni. Una riqualificazione attesa, realizzata in tempi strettissimi: 16 mesi di lavori, per un investimento da 31 milioni. Traguardo centrato per un simbolo della Biennale.

É il padiglione da dove è cominciato tutto. Costruito nella sua forma iniziale tra 1894 e 1895 (all’epoca fu chiamato Palazzo Pro Arte), per la prima esposizione internazionale d’arte della città di Venezia. Passato per innumerevoli trasformazioni. E ora «siamo al nuovissimo capitolo della storia gloriosa di un luogo culto - ha esordito, ieri, il presidente Pietrangelo Buttafuoco - é qui che ha avuto inizio, 131 anni fa, l’avventura della Biennale di Venezia».

Presentazione piena di orgoglio per la comunità della Biennale, ricompattata anche su questo fronte. Primo motivo di soddisfazione proprio i tempi rispettati, all’intero di un piano più ampio, avviato nel 2022 con lo stanziamento da parte del ministero della Cultura di ben 170 milioni per lo “sviluppo e il potenziamento” delle sedi della Biennale. Finanziamenti del Piano complementare al Pnrr, quindi con relativa tempistica rigorosa. Per la Biennale una corsa contro il tempo. E il restauro del Padiglione centrale è stata l’«impresa più sfidante - ha confessato l’architetto Arianna Laurenzi, responsabile dei progetti speciali - insieme alla realizzazione della nuova sede dell’Archivio storico e centro internazionale di ricerca delle arti contemporanee all’Arsenale». Intervento, anche questo, ormai in dirittura d’arrivo. «Aprirà a giugno - ha annunciato Buttafuoco -. Sarà il nuovo polo culturale che permetterà alla Biennale di rafforzare il proprio ruolo di scambio, incontro e apertura che è proprio della città di Venezia. Sarà dedicato alla comunità di studiosi di tutto il mondo, ma soprattutto alle giovani generazioni».