Roma, 19 mar. (askanews) – Nel pieno della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, la Cina prova a trasformare la crisi del Golfo in una leva diplomatica verso il sud-est asiatico. Il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian ha detto oggi che Pechino è pronta a rafforzare il coordinamento con i paesi della regione sulla sicurezza energetica e ha chiesto la cessazione immediata delle operazioni militari per impedire che il caos regionale si scarichi sulla crescita mondiale. La dichiarazione, arrivata mentre lo stretto di Hormuz resta il principale collo di bottiglia dei mercati energetici, segnala il tentativo cinese di presentarsi come attore di stabilizzazione in Asia proprio nel momento in cui le economie importatrici sono più esposte.
Il messaggio di Pechino cade su un terreno già molto vulnerabile. Secondo il Centro Asean per l’energia, oltre la metà delle importazioni di greggio dell’Asean arriva dal Medio Oriente, soprattutto da Emirati, Arabia Saudita e Kuwait. Intanto le utility asiatiche stanno già correndo ai ripari: i prezzi spot del gas naturale liquefatto in Asia sono raddoppiati fino ai massimi da tre anni, le spedizioni via Hormuz si sono quasi fermate e diversi paesi stanno tornando al carbone per preservare le forniture di gas. Nelle Filippine aumenta la generazione elettrica da carbone, il Vietnam cerca nuove forniture e la Thailandia spinge la sua maggiore centrale a carbone per risparmiare Gnl.








