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Milano, 19 mar. (askanews) – Una azienda fintech americana chiude la filiale italiana e annuncia il licenziamento collettivo per 37 persone: a sostituirle l’intelligenza artificiale. Un caso da considerare ancora come una eccezione in Italia, ma che mette di fronte a importanti interrogativi su come l’Ai trasformerà il lavoro. Secondo uno studio diffuso in questi giorni (di Coface e dell’Osservatorio dei lavori minacciati ed emergenti OEM), un posto di lavoro su sei in Francia sarà a rischio a causa dell’Ai entro i prossimi due-cinque anni. Qualcuno sta già correndo ai ripari.
“L’ho vista come un’onda che si abbatteva su di noi e non c’era niente che potessimo fare per fermarla – dice Silke Vaissiere, ex traduttrice che ha cambiato settore e ora lavora in una azienda biotech – quindi, o l’accettiamo e ci apriamo a qualcos’altro, ad altre possibilità, oppure proviamo a combatterla, ma per me è una battaglia persa in partenza.”
Glenn Paul-Parvenu si occupava di animazione digitale, ora è un insegnante di arte. “Inizialmente, veniva utilizzata solo nella fotografia, poi ha iniziato a essere impiegata nei video – dice – ormai faccio quasi fatica a distinguere tra una breve animazione realizzata dall’intelligenza artificiale e una realizzata da un essere umano.”







