Un’intera azienda svuotata. I suoi 37 dipendenti tutti licenziati, dalla mattina alla sera, e sostituiti dall’intelligenza artificiale. È l’incubo del futuro che irrompe nel presente. Lo fa a Marghera, nel distaccamento locale della InvestCloud, società specializzata nel trasferimento digitale di servizi finanziari. Trentasette lavoratori, tra ingegneri e informatici: un dirigente, sette quadri e ventinove impiegati. Saranno tutti lasciati a casa, riporta il quotidiano La Nuova Venezia, sostituiti da un nuovo modello organizzativo basato sull’intelligenza artificiale. La comunicazione è stata inviata nei giorni scorsi alle organizzazioni sindacali, a Federmeccanica e a Confindustria Veneto Est. Poi, anche ai singoli lavoratori. Nella forma è piuttosto complessa. Non lo è nella sintesi; basta il titolo del terzo capitolo: «I motivi tecnici, organizzativi o produttivi per i quali si ritiene di non poter adottare misure idonee a porre rimedio alla predetta situazione ed evitare il licenziamento collettivo». Come dire: indietro non si torna. «Parliamo di una multinazionale. Sappiamo che, di fronte a una decisione che ormai è presa, non ci sono margini», ammette un lavoratore. Anche lui ha ricevuto la nota dell’azienda. Una comunicazione che non fissa una data per la cessazione dei contratti, ma che menziona «un contesto competitivo che negli ultimi undici mesi ha registrato una significativa accelerazione dei cambiamenti tecnologici, con un crescente livello di integrazione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale nei modelli di servizio per la gestione del territorio». E poi: «in tale scenario è emersa l’esigenza di un riallineamento strutturale del modello organizzativo del gruppo, delle priorità di investimento e del modello operativo». La multinazionale americana Il riallineamento, appunto, e quindi il licenziamento dei trentasette informatici, il cui lavoro sarà interamente svolto dall’intelligenza artificiale. Perché, dice l’azienda, «il modello storico su misura ha determinato duplicazioni operative, economie di scala ridotte, tempi di sviluppo più lunghi e una valorizzazione solo parziale dei benefici, in termini di produttività e automazione derivanti dall’intelligenza artificiale». InvestCloud è una società statunitense di media grandezza, dal fatturato che oscilla tra i 6 e i 9 milioni di euro all’anno. «Le cose vanno bene. Le commesse sono tante e in continuo aumento. Sicuramente in grado di coprire i nostri stipendi, garantendo un buon margine di ricavo», calcola un lavoratore. Margine destinato a salire vertiginosamente, con questa sforbiciata. «Il nostro lavoro consiste nel creare demo, cloud: un lavoro che adesso sarà svolto interamente dall’intelligenza artificiale. Ma la mano umana, noi lo vediamo tutti i giorni, resta fondamentale, soprattutto quando qualche meccanismo si inceppa». Non la pensa così la società americana, che ha inaugurato una stagione di tagli già un anno e mezzo fa: trenta licenziamenti a Singapore, trentacinque a Londra e svariate decine pure negli Stati Uniti. I timori dei sindacati Oggi le organizzazioni sindacali incontreranno i lavoratori, mentre mercoledì prossimo ci sarà l’incontro con l’azienda. «Anche perché - sostengono Daniele Giordano (Cgil Venezia) e Michele Valentini (Fiom Venezia) - siamo davanti a un caso emblematico che dimostra come l’intelligenza artificiale non sia affatto neutra e, per questo, vada sottoposta a regole pubbliche, controllo democratico e contrattazione collettiva. Perché l’innovazione può migliorare la qualità del lavoro e della vita delle persone, ma può anche aumentare disuguaglianze, subordinazione e insicurezza sociale». Matteo Masiero (Fim Cisl) chiede: «È necessario che vengano definite nuove regolamentazioni per arginare un fenomeno che rischia di allargarsi in tutto il settore delle nuove tecnologie». Perché quanto accaduto a Marghera va letto con lo sguardo ampio di una rivoluzione in atto, dalle possibili (ma certe) conseguenze ancora tutte da scrivere. Per dirne una: l’ultima analisi del World Economic Forum, presentata a gennaio a Davos, indica che entro il 2030 l’intelligenza artificiale potrebbe eliminare 92 milioni di posti di lavoro, ma crearne altri 170 milioni. Una scommessa di cui, al momento, si conoscono solo le perdite.
Un’azienda di Marghera: “Siete tutti licenziati, ora utilizziamo l’AI”
Trentasette lavoratori rimpiazzati dall’intelligenza artificiale. I dipendenti contro la società Usa: «L’uomo resta fondamentale»








