Bonus meno ricchi, contribuenti parsimoniosi. Scoraggiati anche dalla detrazione del 36% sulle seconde case, l’anno scorso i proprietari di immobili hanno speso 10,7 miliardi di euro in meno per i lavori di ristrutturazione e risparmio energetico agevolati dal Fisco, fermandosi a 32,1 miliardi. Il calo – calcolato dal Sole 24 Ore partendo dalle ritenute delle banche sui bonifici “parlanti” – è del 25% rispetto al 2024.
La riduzione degli investimenti, però, non dipende solo dal fatto che dal 2025 la detrazione standard del 50% è stata limitata alle abitazioni principali (lasciando agli altri immobili – appunto – il 36 per cento). A incidere, a vari livelli, sono anche le altre misure adottate dai Governi Draghi e – soprattutto – Meloni per rallentare una spesa che si era impennata nella stagione più calda del superbonus. Il taglio progressivo del 110%, iniziato nel 2023 e culminato l’anno scorso. Il blocco delle cessioni dei crediti, scattato a febbraio del 2023 e via via esteso fino a diventare totale. L’esclusione dai lavori agevolati delle caldaie a condensazione (disposta dall’anno scorso in virtù delle norme Ue). Il limite alle spese detraibili pagate dal 2025 per i contribuenti con reddito oltre i 75mila euro.






