Chissà se Antonio Meucci e Alexander Bell, quando quasi due secoli orsono inventarono il telefono, immaginavano che quel loro portentoso strumento sarebbe stato usato anche per truffare il prossimo. Ebbene sì, possiamo dire noi oggi, e l’ultimo tentativo di truffa in ordine di tempo, cioè ieri, ce lo racconta un lettore cuneese, pensionato che si gode la terza età. «A mezzogiorno squilla il telefono fisso di casa mia e una voce maschile mi domanda se ho figlie, nipoti o parenti femmine. Rispondo che l’unica mia nipote, Alice, risiede negli Stati Uniti: “È appunto da un ospedale americano che sto chiamando - fa lui -, sono un primario italiano che opera qui da tempo, dove da stanotte è ricoverata sua nipote che ora le passo". Mi passa una donna piangente che farfuglia qualcosa che non intendo e non riesco neppure a capire se si tratta della voce di Alice».
«Riprende la comunicazione il sedicente primario e afferma: “Mi scusi se sono un po’ sbrigativo, ma sua nipote è stata ricoverata stanotte con forti dolori e le analisi hanno svelato l’esistenza di un tumore allo stomaco. Abbiamo provato a contattare la mamma in Italia ma non risponde, allora stiamo chiamando lei al numero di telefono che l’inferma ci ha fornito». La notizia di un tumore ad Alice è scioccante, mi mette in difficoltà, ma comincia a balenarmi qualche dubbio circa la telefonata, con quel primario in America che parla così bene l’italiano e chiedo precisazioni». Al che il «primario» sgattaiola dicendo che forse si sono confusi, era un'altra la persona che intendevano chiamare e mette giù.







