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I missili iraniani continuano a colpire. Mobilitazione dal Canada alla Finlandia

Erbil (Kurdistan iracheno) Alle 9.30 del mattino l'intercettore scatta come una saetta dalla base americana di Erbil, la "capitale" della regione autonoma curda nel Nord dell'Iraq. Si vede bene la punta luminosa del missile, che disegna una scia bianca nel cielo. Pochi secondi e fa saltare in aria un drone kamikaze, che si volatilizza, davanti a noi, in una nuvola di fumo sopra Ankawa, il quartiere cristiano. Il velivolo esplosivo lanciato dall'Iran o dai suoi giannizzeri iracheni è arrivato a 800 metri in linea d'aria dalla base all'aeroporto, dove un'ottantina di soldati italiani sono ancora chiusi nei bunker. Gli attacchi sul Kurdistan iracheno si stanno intensificando nelle ultime 48 ore dopo l'eliminazione dei vertici del regime iraniano. Gli obiettivi principali sono gli americani a Erbil, compreso il grande consolato, colpito ieri da due droni, e le basi dei gruppi armati curdi iraniani disseminati sulle montagne. Peshmerga che sognano di passare il confine e liberare le loro città, ma i Guardiani della rivoluzione hanno imposto "lo stato di guerra" sui 580 chilometri di frontiera e ordinato di "sparare, a vista, per uccidere".