Nel giorno dedicato alla festa del papà, la storia di Marco Marseglia, dipendente trevigiano di Poste Italiane, dà senso a una ricorrenza che spesso rischia di scivolare via come una semplice data sul calendario. Perché essere padre, nel suo caso, significa molto più di crescere i propri figli: significa allargare la famiglia oltre i confini del possibile, aprendo la porta di casa a chi non ha avuto la stessa fortuna.

Marco lavora in Poste dagli anni '90. Ha iniziato come portalettere a Treviso, per poi entrare nell'area commerciale, dove oggi gestisce i rapporti con grandi aziende del nord est. Un lavoro fatto di relazioni, ascolto, dialogo e mediazione. Marco porta avanti un lavoro basato su fiducia, ascolto e cura delle relazioni: «competenze che racconta ritrovo ogni giorno anche nel mio essere padre». «La bellezza è conciliare tutto questo con il lavoro. Ho la fortuna di fare un mestiere di relazione, che mi porta al contatto con le persone e questo mi ha favorito nella mia esperienza professionale. Un lavoro che mi ha insegnato a mettermi nei panni degli altri. E credo che questo abbia influito decisamente anche su come sono diventato padre».

Marco e sua moglie Laura si sono sposati nel 2005 e hanno avuto due figli naturali, oggi ventenni. Fin qui, una storia come tante. Poi, però, è accaduto qualcosa: «Ci siamo accorti che volevamo allargare la famiglia, ma non in senso "biologico". Sentivamo che potevamo essere utili a chi viveva situazioni difficili». È così che in casa loro arriva la prima ragazza da accogliere: un'adolescente con un vissuto complicato, sostenuta negli studi fino al diploma e alla laurea. Poi una mamma con una bambina, ospitate per due mesi in un momento delicato.