Con l’ennesimo raid aereo notturno su Teheran, Israele ha eliminato anche Ismail Khatib, il ministro dell’Intelligence iraniano. È il terzo funzionario-chiave del regime ucciso in 24 ore. Solo poche ore prima un missile balistico iraniano armato con bombe a grappolo aveva colpito il centro di Israele, causando la morte di due civili, un uomo e una donna 70enni, a Ramat Gan, alla periferia di Tel Aviv. Nel dare l’annuncio dell’assassinio mirato di Khatib, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz avverte: «Sono previste significative sorprese su tutti i fronti, tali che intensificheranno la guerra contro l’Iran ed Hezbollah in Libano». È l’inizio di una giornata, quella di ieri, tra le più delicate della guerra.

L’escalation del gas

Poche ore dopo le parole profetiche di Katz, Israele attacca South Pars, nel Golfo Persico, il più grande giacimento di gas del mondo la cui proprietà è condivisa tra Iran e Qatar. I droni colpiscono anche il centro logistico terrestre di Asaluyeh, nella provincia iraniana di Bushehr, nucleo operativo del grande cuore energetico dell’Iran: è lì che arrivano il gas e il petrolio estratti in mare, vengono lavorati e poi spediti all’estero. È una nuova “prima volta”, un ennesimo record. Di cui l’amministrazione Trump era al corrente: l’attacco è stato coordinato, come ogni azione della guerra. Lo confermano fonti israeliane e statunitensi. La televisione di Stato iraniana amplifica la reazione del regime: Teheran, in risposta, minaccia di attaccare le infrastrutture petrolifere e del gas in Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Anche il Qatar alza la voce: condanna il «pericoloso e irresponsabile» raid israeliano e il portavoce del suo ministero degli Esteri, Majed al-Ansari, sottolinea che «colpire le infrastrutture energetiche costituisce una minaccia per la sicurezza energetica globale, nonché per la popolazione della regione e il suo ambiente».