Il verde urbano è un rifugio accogliente per tante specie di uccelli. Parchi, giardini pubblici e viali alberati delle nostre città sono ambienti che molti animali chiamano casa. Con la primavera anticipata di un paio di settimane è tornato il traffico sulle linee aeree delle chiome. Colombacci e gazze sono con i rametti nel becco, merli e capinere si esibiscono in canti nuziali mentre le cinciallegre sono già alla ricerca di una cavità adatta dove deporre le uova. Le temperature un po’ più alte risvegliano l’istinto di riproduzione ma anche qualcos’altro: falciatrici e motoseghe che escono dalle rimesse per potature e tagli a raso dopo un inverno piovoso in cui la manutenzione programmata del verde è stata spesso rimandata.
La Lipu ha rivolto un appello sia agli enti pubblici che ai cittadini chiedendo di non intervenire sulle piante nel periodo tra marzo e la fine dell’estate, quando la nidificazione degli uccelli entra nel vivo. Esclusi i casi di forza maggiore, come la rimozione di un ramo pericolante, bisognerebbe posare le cesoie e spegnere i motori. Anche perché, oltre all’avifauna, anche gli alberi possono pagare un conto salato. "Una potatura in questo periodo, in prossimità alla fase di germoglio o già in attività, può provocare un notevole stress fisiologico alla pianta che ha accumulato riserve durante tutto l’inverno per produrre nuovi germogli, foglie o fiori tra la primavera e l’estate. – spiega Francesco Ferrini, docente di arboricoltura urbana all’Università di Firenze – Per esperienza poi, le ferite di potatura in un clima umido e mite come quello che stiamo attraversando rischiano di essere una via di ingresso preferenziale per diversi patogeni". Un caso a parte sono le capitozzature, un metodo di taglio invasivo, ma molto economico, che fa tabula rasa di chiome e rami secondari: azzera le possibilità di nidificazione degli uccelli così come i benefici degli alberi per le aree urbane.






