La Fed mantiene i tassi di interesse invariati e continua a prevede per quest'anno una sola riduzione del costo del denaro.

Nonostante la guerra in Iran, le cui ripercussioni economiche sono "incerte", la banca centrale non cambia per il momento la sua posizione. "Non sappiamo cosa accadrà", ha ribadito più volte il presidente Jerome Powell incalzato sullo stato dell'economia americana e su come reagirà al conflitto in Medio Oriente. I più alti prezzi dell'energia faranno salire l'inflazione ma - ha spiegato - è "troppo presto per conoscere la portata e la durata del potenziale effetto economico". Parole che hanno innervosito Wall Street, già tesa per gli sviluppi in Iran e le tensioni sul mercato petrolifero.

I listini americani hanno infatti accentuato le perdite durante la conferenza stampa di Powell, mostrando tutte loro preoccupazioni per l'andamento dei prezzi fra il balzo delle quotazioni del greggio con l'intensificarsi della guerra. Powell ha cercato di rassicurare sulle prossime mosse: anche se l'ipotesi di un aumento dei tassi è emersa nel corso del dibattito, la maggioranza dei membri della banca centrale non ritiene una stretta come suo scenario di base. Anzi è previsto un ribasso quest'anno e un secondo nel 2027. Le rassicurazioni però non hanno convinto visto che la stessa Fed, in base alle sue nuove previsioni, ha rivisto al rialzo l'inflazione per quest'anno al 2,7%. Un dato che non sembra includere gli effetti della guerra e che ha spinto gli analisti a posticipare al marzo 2027 una possibile riduzione del denaro, a dispetto delle previsione della banca centrale.