Dall'inizio dell'offensiva di Stati Uniti e Israele contro l'Iran alla fine di febbraio, gli attacchi e le rappresaglie della Repubblica islamica hanno preso sempre più di mira le infrastrutture energetiche del Golfo persico, comprese le raffinerie di petrolio e gli stabilimenti chiave per le esportazioni. L'escalation ha sollevato preoccupazioni sulle conseguenze ambientali della guerra, in una regione in cui i principali impianti energetici si trovano vicino ai centri abitati e alle coste.La settimana scorsa le autorità iraniane hanno dichiarato che il sito nucleare di Natanz era stato colpito durante le operazioni militari statunitensi e israeliane, ma non hanno segnalato alcuna fuga radioattiva. In seguito agli attacchi, anche l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), l'organo di controllo sul nucleare delle Nazioni Unite, ha fatto sapere di non aver rilevato un aumento delle radiazioni al di fuori del sito.In questo contesto, i paesi del Golfo stanno monitorando attentamente le condizioni ambientali attraverso reti di sensori dislocati sulla terraferma e nelle acque costiere. Questi sistemi tengono traccia dei livelli di radiazione e dei cambiamenti nella qualità dell'aria, dell'acqua e del suolo in tempo reale, consentendo alle autorità di rilevare rapidamente attività ambientali insolite.Il caso del KuwaitPer il Kuwait, questi sistemi di monitoraggio rivestono una particolare importanza a fronte della vicinanza del paese all'unico reattore nucleare in funzione in Iran, la centrale di Bushehr, situata lungo la costa.La centrale nucleare di Bushehr, in Iran