Negli Stati Uniti, il presidente Donald Trump e gli alti funzionari del dipartimento della Difesa starebbero valutando la possibilità di inviare truppe di terra in Iran per impossessarsi dell'uranio altamente arricchito del paese. Finora però l'amministrazione americana ha condiviso poche informazioni su quali truppe verrebbero dispiegate, come recupererebbero il materiale nucleare o dove il combustibile andrebbe a finire."Dovranno andare a prenderlo", ha dichiarato il segretario di Stato Marco Rubio durante un briefing al Congresso all'inizio del mese, riferendosi alla possibile operazione di terra in Iran.Diversi segnali fanno pensare che la missione sia effettivamente all'orizzonte. Martedì scorso, il Wall Street Journal ha riferito che il Pentagono ha in programma un dispiegamento imminente di 3.000 soldati in Medio Oriente, provenienti dalla 82esima divisione aviotrasportata dell'esercito, specializzata in "operazioni di ingresso forzato congiunte". Quando mercoledì il governo iraniano ha respinto il piano in 15 punti di Trump per porre fine alla guerra, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dichiarato che il presidente "è pronto a scatenare l'inferno" nel caso in cui non venisse raggiunto un accordo, un piano rispetto al quale alcuni legislatori avrebbero espresso la propria preoccupazione.Attingendo alle informazioni disponibili pubblicamente e alla propria esperienza, due esperti hanno delineato a Wired i probabili contorni di un'operazione di terra in Iran mirata ai siti nucleari, che dal loro punto di vista sarebbe molto complicata e comporterebbe un rischio enorme per le vite dei soldati americani."Personalmente ritengo che un'operazione di terra con il dispiegamento di forze speciali supportate da un esercito più numeroso sia estremamente, estremamente rischiosa e, in ultima analisi, irrealizzabile", spiega Spencer Faragasso, ricercatore presso l'Institute for science and international security.Le opzioni sul tavoloSecondo gli esperti, qualsiasi versione della possibile operazione richiederebbe probabilmente diverse settimane e prevederebbe una serie di azioni simultanee in luoghi diversi e distanti tra loro. Jonathan Hackett, ex specialista delle operazioni dei Marines e della Defense intelligence agency, sottolinea che nel mirino potrebbero finire fino a 10 località: i reattori di ricerca di Isfahan, Arak e Darkhovin; gli impianti di arricchimento di Natanz, Fordow e Parchin; le miniere di Saghand, Chine e Yazd; e la centrale elettrica di Bushehr.Secondo l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), Isfahan ospita probabilmente la maggior parte dell'uranio altamente arricchito al 60% dell'Iran, che potrebbe essere in grado di sostenere una reazione nucleare a catena autosufficiente (anche se l'uranio usato per le armi è generalmente arricchito al 90%). Hackett sostiene che anche gli altri due impianti di arricchimento potrebbero avere uranio al 60%, mentre il materiale conservato nella centrale elettrica e nei tre reattori di ricerca sarebbe arricchito al 20%.Hackett afferma che otto dei dieci possibili bersagli – ad eccezione di Isfahan, che probabilmente è ancora intatto sottoterra, e di Pickaxe Mountain, un impianto di arricchimento relativamente nuovo vicino a Natanz – sono stati in gran parte o in parte sepolti dai raid aerei israelo-statunitensi dello scorso giugno. Faragasso aggiunge che poco prima della guerra l'Iran ha riempito di terra i tunnel d'ingresso dell'impianto di Isfahan.La versione più rischiosa di un'operazione di terra statunitense prevede che i soldati recuperino fisicamente il materiale nucleare, che secondo Hackett sarebbe immagazzinato sotto forma di esafluoruro di uranio all'interno di "grandi vasche di cemento". Faragasso aggiunge che non è chiaro quanti di questi contenitori siano stati distrutti o danneggiati. Nei siti nucleari colpiti dagli attacchi, i soldati dovrebbero portare in loco escavatori e attrezzature pesanti in grado di spostare immense quantità di terra per recuperarli.Hackett osserva che una versione relativamente più sicura dell'operazione richiederebbe comunque soldati di terra, ma sfrutterebbe principalmente attacchi aerei per intrappolare il materiale nucleare all'interno delle strutture. Per garantire che l'uranio rimanga inaccessibile nel breve e medio termine, sottolinea Faragasso, occorrerebbe distruggere gli ingressi alle strutture sotterranee e, idealmente, farne crollare i tetti.Preparare il campoSulla base della sua esperienza e delle informazioni pubblicamente disponibili, Hackett ritiene che i negoziati di Trump con l'Iran siano "probabilmente uno stratagemma" per guadagnare tempo e spostare le truppe sul campo.Dal suo punto di vista, un'operazione inizierebbe presumibilmente con bombardamenti aerei nelle aree circostanti i siti bersaglio. Secondo Hackett, questi raid potrebbero essere condotti dall'82esima Divisione aviotrasportata oppure dall'11esima o dalla 31esima Unità di spedizione dei marines (Meu). Stando alle ricostruzioni giornalistiche, le ultime due sarebbero già state inviate in Medio Oriente.Hackett dice che l'obiettivo sarebbe quello di "ammorbidire" l'area per i soldati, che con ogni probabilità si muoverebbero con la "copertura del buio", idealmente con una luce lunare minima, e incontrerebbero una resistenza armata lungo il loro percorso.Faragasso afferma che la creazione di un perimetro sicuro intorno ai siti “comporta molti rischi per le forze di terra”, e che non sarebbe sorpreso se la missione provocasse diverse "vittime".Se i siti fossero messi in sicurezza, Hackett ipotizza che le truppe di terra potrebbero provenire da un'unità gestita dal Comando congiunto per le operazioni speciali dell'esercito americano (Jsoc). Le scelte più plausibili in questo scenario sarebbero la Delta force o il Naval special warfare development group, meglio conosciuto come Seal team 6, lo stesso gruppo che ha condotto il raid che ha ucciso Osama bin Laden nel 2011.Hackett riporta che entrambe le unità ricevono un addestramento specializzato per missioni incentrate sul contrasto alle armi di distruzione di massa. In particolare, la preparazione della Delta force e del Seal team 6 prevede che i soldati siano istruiti sul "profilo completo della missione" e vengano poi trasportati in una località all'interno degli Stati Uniti che "riproduce i siti-obiettivo". Queste truppe specializzate hanno generalmente "meno di 72 ore di preavviso" prima dell'inizio della missione, che non conoscono in anticipo."C'è molta incertezza e poca familiarità con la sabbia, le montagne, l'atmosfera", dice Hackett. "Tutte queste cose che sembrano semplici per un esterno possono davvero incidere e incasinare le cose, soprattutto se si opera di notte".L'operazione di recuperoSecondo Hackett, l'unità del Jsoc sarebbe incaricata della “prima breccia” di una struttura che ospita materiale nucleare. Dietro di loro, entrerebbero in azione "specialisti" che si occuperebbero di compiti specifici, come tecnici per lo smaltimento di esplosivi, addestrati a disattivare ordigni nucleari, chimici, biologici e convenzionali.Per Faragasso, questi soldati potrebbero provenire anche dal 20° Comando Cbrne, che comprende le uniche tre squadre per la disattivazione nucleare (Ndt) dell'esercito statunitense. "Queste forze sono ben addestrate a maneggiare materiali nucleari e avranno l'equipaggiamento necessario", commenta Faragasso.L'esercito statunitense ha divulgato poche informazioni sugli strumenti e i metodi che gli specialisti Ndt sono addestrati a utilizzare. I blog delle forze armate americane contengono però informazioni generali sulle esercitazioni, che vengono condotte insieme ai ranger dell'esercito e alle forze speciali. Alcuni scenari includono lo spegnimento di un reattore nucleare, azioni in strutture "clandestine" che producono dispositivi di dispersione radiologica, talvolta chiamate "bombe sporche", tra gli altri. Durante le esercitazioni, i soldati utilizzano strumenti come visori notturni, rilevatori di radiazioni e kit di decontaminazione nucleare.Nel caso in cui le truppe dovessero imbattersi in materiale nucleare danneggiato o non sigillato, Faragasso afferma che sarebbe meglio lasciarlo sul posto.Spostare il materiale nucleareSe il materiale nucleare fosse recuperato con successo, i soldati dovrebbero poi determinare cosa farne. In un briefing di questo mese, un "alto funzionario dell'amministrazione" statunitense ha spiegato che in questa situazione, il presidente, il dipartimento della Difesa e la Cia avrebbero deciso se le truppe avrebbero "trasportato fisicamente il materiale o lo avrebbero diluito sul posto".Per Faragasso l'opzione più sicura in un caso del genere sarebbe trasferire il materiale nucleare negli Stati Uniti, dove verrebbe poi miscelato in modo da ridurne il livello di arricchimento.Hackett dice a Wired che molto probabilmente sarebbe il dipartimento dell'Energia a gestire il materiale, mentre la Defense threat reduction agency contribuirebbe a garantirne lo stoccaggio sicuro in un luogo segreto, forse in uno stato come il New Mexico o il Colorado. Ogni spostamento, aggiunge, prevederebbe una scorta da parte del Reggimento di sicurezza dei Marines.Faragasso ribadisce che qualsiasi operazione in cui soldati americani fossero incaricati di recuperare materiale nucleare sarebbe non solo "molto pericolosa" ma addirittura "impraticabile". "Ci sono vantaggi e svantaggi, e in questo momento il presidente ha dimostrato di essere propenso alle operazioni rischiose", commenta l'esperto. "Ma questa sarebbe un'impresa molto grande e molto rischiosa".Questo articolo è apparso originariamente su Wired US.