Quando Eugenio Suárez ha segnato il punto decisivo, al nono inning, che ha decretato la vittoria per 3-2 del Venezuela sul 'dream team' statunitense, nella finale del Baseball World Classic, è stato uno di quei momenti in cui l'evento sportivo assume un significato più profondo e si carica di simbolismo politico per un'intera nazione.
La valenza geopolitica dell'evento era stata già evidenziata dal presidente Usa Donald Trump che ha ironizzato sulla galoppata della nazionale sudamericana: "Ultimamente stanno succedendo cose positive al Venezuela.
Mi chiedo a cosa sia dovuta questa magia... Stato numero 51?", aveva scritto dopo la vittoria in semifinale contro l'Italia, alludendo al possibile ingresso negli Usa. Dopo la sconfitta ha insistito: "Status di Stato", ha scritto sul proprio account Truth Social.
Il successo ha dato al pubblico che gremiva il LoanDepot Park di Miami un motivo per festeggiare perché composto in stragrande maggioranza da tifosi venezuelani. La finale era infatti iniziata in un'atmosfera turbolenta, con un folto gruppo di sostenitori venezuelani che hanno fischiato la formazione Usa durante la presentazione. Quanti erano rimasti in patria hanno vissuto un fremito di riscatto per una nazione attraversata da sconvolgimenti politici, incertezza economica, isolamento sulla scena mondiale e crescente emigrazione verso altri paesi dell'emisfero occidentale. Ed ancora stordita dalla cattura di Nicolas Maduro, ;il ;3 gennaio, al termine di un raid militare condotto proprio dagli Usa, che lo hanno trasferito a New York per essere processato con l'accusa di traffico di droga.















