«Tanti investimenti, con un ritorno pari a zero: perché gli ordini arrivati dai costruttori sono stati pari al 20-30% dei volumi dichiarati in origine».
La sintesi di Mario Gnutti, vicepresidente dell’omonimo gruppo bresciano di componentistica automotive è eloquente e racconta molto delle difficoltà che oggi incontra l’indotto legato al comparto, che proprio a Brescia vede uno dei distretti principali del nostro paese. Con fonderie e componentisti vari costretti ad inseguire una domanda sempre più erratica e determinata da variabili esogene in continua evoluzione, tra normative Ue, dazi e impennata delle importazioni cinesi.
«I costruttori europei di auto - spiega Paolo Streparava, Presidente di Confindustria Brescia, all’interno dell’evento organizzato a Brescia con le imprese - non investono su nuovi progetti perché non c’è certezza sul futuro del comparto a causa delle ormai note scelte normative a livello continentale. Situazione che si sta ripercuotendo anche sui fatturati delle imprese: niente investimenti significa niente innovazione, e oggi stiamo rimanendo pericolosamente indietro in tal senso».
Grido d’allarme chiaro, che arriva da un territorio che vede nella componentistica legata all’auto una delle proprie filiere più importanti e che si confronta ora con l’impasse del settore. Stretto tra i vincoli normativi green legati al percorso Fit for 55 e la nuova concorrenza cinese, arrivata in termini di import a valore di vetture oltre il 5% del totale, un quasi raddoppio di quota rispetto ai numeri del 2024.






