I reati contestati non sono marginali. Si va da quelli contro il patrimonio a quelli contro la persona, dalla resistenza e violenza a pubblico ufficiale al traffico di sostanze stupefacenti, fino ad atti osceni in prossimità di minori. Non si tratta quindi di irregolarità amministrative, ma di condotte che hanno già richiesto l’intervento delle forze dell’ordine e della magistratura. Le motivazioni alla base delle mancate convalide si concentrano soprattutto sulla valutazione dei Paesi di origine come non sufficientemente sicuri ai fini del rimpatrio, nonostante il quadro europeo tenda a ridefinire e ampliare l’elenco dei Paesi considerati tali, e sulla necessità di consentire al richiedente asilo di attendere l’esito della propria domanda nel territorio in cui è stata presentata. Si tratta di presupposti giuridici che incidono direttamente sulla possibilità di trattenimento ma che, nei fatti, producono un effetto immediato: l’uscita dai centri e il rientro sul nostro territorio. Anche nel caso dei Cpr italiani le dinamiche sono simili. Molti degli stranieri con profili di pericolosità sociale usciti dai centri per mancata convalida torna a delinquere nel giro di pochi mesi.