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Nonostante l’imprevisto protrarsi delle operazioni militari di Washington in Iran, il presidente americano già pensa al suo prossimo obiettivo
Venezuela, Iran, Cuba. Questo il programma della politica estera muscolare di Donald Trump, attuato o in cantiere, a meno di un anno e due mesi dal suo ritorno a Washington. Secondo gli osservatori, l’estrazione da Caracas del dittatore venezuelano Nicolás Maduro, ha incoraggiato il tycoon a tentare una mossa ancora più audace e senza precedenti contro il regime iraniano. Se la prima tessera del domino dell’agenda del capo della Casa Bianca sembra essere caduta senza provocare grandi sconvolgimenti - inaugurando la stagione del regime change “alla Delcy”, la pragmatica vice di Maduro alla guida del Venezuela col benestare del leader statunitense - la seconda, ancora in bilico, rischia di impantanare ancora una volta l’America in Medio Oriente.
Nonostante le tante incognite connesse all’operazione Epic Fury in Iran e mentre l’amministrazione repubblicana cerca di escogitare un contropiano per liberare lo Stretto di Hormuz, Trump già pensa al suo prossimo obiettivo. “Credo che avrò l’onore di prendere Cuba”, ha detto lunedì il commander in chief rispondendo ai giornalisti. “Che la liberi o la prenda, penso di poterci fare tutto quello che voglio. È una nazione molto indebolita”, ha aggiunto The Donald. Poche ore prima il presidente Usa, a bordo dell’Air Force One, aveva dichiarato che il suo governo “sta parlando con Cuba, ma ci occuperemo prima dell’Iran e poi di Cuba”.






