Ancora operai cinesi sfruttati, ancora condizioni ai limiti dell’umanità e ancora una volta una filiera che finisce dritta a un marchio della moda. La settima incursione nel settore della Procura di Milano ha portato al controllo giudiziario d’urgenza per Dama spa, società del settore tessile con sede a Varese, e Aspesi, noto marchio del lusso. Tra gli indagati figura Andrea Dini, cognato del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e amministratore unico dell’azienda, insieme ad altre cinque persone. Il provvedimento, firmato dai pubblici ministeri Paolo Storari e Daniela Bartolucci, è stato eseguito dalla Guardia di finanza e dovrà essere convalidato dal giudice per le indagini preliminari entro dieci giorni, come avvenuto in tutti i casi precedenti.

Secondo l’accusa, la società – che registra ricavi per 107 milioni di euro annui, utili per 5,6 milioni e conta 309 dipendenti – avrebbe fatto ricorso a manodopera cinese in stato di bisogno, impiegata in condizioni di sfruttamento. In particolare, sarebbero stati accertati turni di lavoro sette giorni su sette, dalle 8 alle 22, 14 ore anche di sabato e domenica, con retribuzioni ritenute in contrasto con la contrattazione collettiva e con i principi costituzionali. Gli accertamenti riguardano 46 operai, tutti irregolari sul territorio italiano, impiegati negli appalti per la produzione dei capi del marchio Paul&Shark. Le indagini, condotte dal Nucleo operativo metropolitano della Guardia di finanza, hanno documentato anche condizioni abitative degradanti: lavoratori alloggiati in dormitori privi di luce e aerazione e sottoposti, secondo gli inquirenti, a forme di sorveglianza in violazione dello Statuto dei lavoratori.