Niente controllo giudiziario per la Dama, società di abbigliamento di Andrea Dini (cognato del presidente della Lombardia Attilio Fontana), e la Alberto Aspesi spa. Il gip di Milano Roberto Crepaldi ha rigettato la richiesta della Procura di sottoporre a controllo giudiziario le due società, accusate dal pm Paolo Storari di concorrere nello sfruttamento dei lavoratori impiegati da un laboratorio gestito da cinesi cui è stata subappaltata la produzione di alcuni capi di abbigliamento.
Per il giudice, «non sussistono i presupposti» del provvedimento chiesto. E «non può ritenersi provato (...) che i due indagati», l’ad Andrea Dini, cognato del governatore lombardo Attilio Fontana, e Francesco Umile Chiappetta, «abbiano concorso» nel reato.
Il giudice Crepaldi, nel suo provvedimento, non nega l’esistenza di una situazione di sfruttamento dei lavoratori ma osserva che le responsabilità sono in capo al laboratorio di Garbagnate Milanese, i cui titolari sono anch’essi indagati. E che la misura richiesta dal pm «ha certamente (...) contenuto e intento diretto a interrompere la condotta illecita. (...) Ma non consente (...) di porre rimedio ai deficit», ipotizzato nei confronti di Dama e Aspesi, «del modello organizzativo rispetto ai criteri di scelta dei fornitori e alla sorveglianza».








