Il cognato del governatore Attilio Fontana, Andrea Dini, è di nuovo indagato dalla procura di Milano. Dopo l’indagine sul caso dei camici in piena pandemia Covid-19 l’imprenditore è accusato di concorso in caporalato di operai cinesi che avrebbero lavorato in condizioni di sfruttamento per produrre i capi di abbigliamento della società Dama, che ha in pancia il brand Paul&Shark.
L’inchiesta
L’azienda finisce sotto controllo giudiziario su ordine del pm della Dda, Paolo Storari, e della collega Daniela Bartolucci. Lo stesso provvedimento è stato disposto anche per l’Alberto Aspesi spa. Alle società viene contestata una “generalizzata carenza di modelli organizzativi” che “agevolano (colposamente) soggetti raggiunti da corposi elementi probatori in ordine” al reato di caporalato commesso dai titolari di opifici cinesi. «A nulla valgono - osservano i pm - i codici etici, i modelli di gestione e controllo, quando, per il raggiungimento del maggior profitto al più basso costo possibile, si consente la creazione di un sistema produttivo che si basa su una produzione con forza lavoro in condizione di sfruttamento. Tra l'altro, si evidenzia che quanto rilevato "stride" con il "protocollo d i intesa", sottoscritto il 26 maggio 2025 presso la Prefettura di Milano con la partecipazione delle associazioni sindacali e datoriali più rappresentative a livello nazionale, volto a garantire il rispetto della legalità nella filiera produttiva della moda».










