Nessun allarme, per il momento, ma un’attivazione immediata dei canali istituzionali, per essere pronti a intervenire nel caso in cui la guerra in Iran e la conseguente instabilità nell’area del Golfo, dovesse prolungarsi nei prossimi mesi, con un impatto diretto anche sulle attività fieristiche. A oggi, non si registrano contraccolpi rilevanti sul settore per quanto riguarda la partecipazione di espositori e visitatori, mentre la preoccupazione è già evidente per quanto riguarda l’aumento dei costi energetici, come del resto per tutti i comparti produttivi.

L’Osservatorio di Aefi sui flussi

«La scorsa settimana abbiamo avviato un Osservatorio di crisi sui flussi, che abbiamo spedito ai nostri associati - spiega Maurizio Danese il presidente di Aefi (l’associazione italiana delle fiere) -. Contestualmente abbiamo parlato con i nostri referenti al ministero per gli Affari esteri e, una volta ricevute tutte le risposte, presenteremo i risultati al governo, per capire se e dove sia necessario attivare misure di sostegno o di aiuto».

Sono tre, in particolare, gli aspetti che preoccupano di più le società fieristiche italiane in questa fase: la difficoltà (se non l’impossibilità) per alcuni espositori o visitatori di raggiungere l’Italia, a causa delle restrizioni nel trasporto aereo da o attraverso i Paesi del Golfo, bacino importantissimo di visitazione per molte fiere italiane, ma ancor più importante hub di transito per molti buyer o espositori in arrivo dall’Asia. Il secondo aspetto riguarda, come accennato, l’aumento dei costi energetici. Infine, i principali gruppi organizzano direttamente manifestazioni espositive nei Paesi coinvolti nella crisi, in particolare a Dubai.