La guerra profetizzata in “Echi”, il nuovo lavoro del giovane regista romano Simone De Cenzo, semifinalista al Festival “24 Frame al secondo”. «Raccontiamo il timore che i ragazzi della generazione Z potrebbero avvertire di fronte all’eventualità di un terzo conflitto mondiale e su come due fratelli si ritrovino ad affrontarlo, intrappolati in un labirinto inospitale di grotte sotterranee», racconta il regista Simone De Cenzo, che nella seconda edizione della kermesse ottenne la “menzione d’onore” con “Romantica”, il suo primo cortometraggio. Prodotto dal collettivo indipendente Cold Light e in collaborazione con Marco Caberlotto di Kublai Film, il corto “Echi”, adottando un linguaggio visivo e produttivo basato sul rigore e sull’immersione totale, porta in scena due fratelli rimasti orfani in seguito allo scoppio imprevisto di un conflitto armato, che si ritrovano costretti a sopravvivere in un labirinto inospitale di grotte sotterranee.
Girato nelle gallerie sotterranee della Capitale
Il corto è girato nelle gallerie sotterranee della Capitale. «Abbiamo trovato una location perfettamente cucita sulla sceneggiatura scritta. Roma è attraversata da centinaia di chilometri di gallerie sotterranee, una vera e propria ‘città sotto la città’, con ambienti umidi e in molti tratti dismessi che, a dieci o dodici metri di profondità, vengono tuttora utilizzati per la coltivazione dei funghi», racconta il giovane regista. Fungaie, sottolinea ancora, che «in passato furono sfruttati dai primi cristiani nel II-III secolo d.C. come catacombe, e, in tempi più recenti, durante la Seconda Guerra Mondiale, come rifugio anti-bombardamento». Una location unica, «nonostante la grande difficoltà nella gestione di luci, attori e troupe in un ambiente così vasto e privo di luce solare ed elettricità. Da quando abbiamo scritto Echi, poi, mai avremmo pensato che la situazione geopolitica contemporanea sarebbe peggiorata, rivelando un futuro ancora più incerto per tutti noi. Nonostante il tema risulti quanto mai attuale, speriamo che la guerra raccontata nel corto non diventi realtà e rimanga soltanto un pretesto narrativo».






