Non è certo una visione come le altre quella di “Enzo”, film che ha aperto la Quinzaine des cinéastes, la principale sezione parallela del Festival di Cannes.

Il motivo è presto detto: il primo nome che compare come autore di questo lungometraggio è quello di Laurent Cantet, regista scomparso il 25 aprile del 2024, che proprio a Cannes aveva vinto nel 2008 la Palma d’oro con “La classe”.

Cantet aveva lavorato al soggetto ma è mancato prima della sua effettiva realizzazione e il progetto è proseguito grazie a Robin Campillo, sodale collaboratore di Cantet e a sua volta regista di titoli importanti come “120 battiti al minuto” del 2017.

“Enzo” è così un lungometraggio firmato a quattro mani (“un film di Laurent Cantet realizzato da Robin Campillo”) in cui è però piuttosto evidente come prevalga lo sguardo del regista che l’ha effettivamente girato e portato a termine.

Forse nelle basi della narrazione si sentono echi del cinema di Cantet, regista che aveva mostrato il suo talento anche in titoli come “Risorse umane” (1999) o “A tempo pieno” (2001), più che in una regia in cui giustamente Campillo ha messo in campo il suo stile.