A quindici giorni dall'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran il costo del petrolio è aumentato del 42% e quello del gas del 59,4%, il che comporterà un aumento delle bollette pari a 200 milioni per i cittadini del Friuli Venezia Giulia. Un salasso.
Sebbene, commenti la Cgia di Mestre che ha fatto i conti, non sia paragonabile al cataclisma che si ebbe con l'invasione russa dell'Ucraina nel 2022 e l'avvio della guerra che è ancora in corso.
Una delle differenze sostanziali tra l'attuale andamento dei mercati e quello di quattro anni fa è data dal comportamento delle materie prime: ad eccezione di petrolio e gas, infatti, il resto delle materie prime mostra «un quadro sorprendentemente stabile» e molte delle principali commodity «hanno addirittura registrato lievi riduzioni di prezzo», aggiorna l'analisi dell'Ufficio studi dell'istituto mestrino. Per esempio, il nickel è sceso del 2,2 per cento, il rame del 2,3 per cento, il piombo del 2,9 per cento e lo stagno addirittura del 7,8 per cento.
Sono segnali che indicano come «le catene di approvvigionamento globali e i mercati internazionali stiano reagendo con una certa resilienza all'incertezza del contesto internazionale», spiegano gli esperti Cgia. Viceversa, vi è «una particolare sensibilità del comparto energetico» agli squilibri geopolitici emersi dopo il conflitto in Iran.








