Il Prosciutto di Parma è un prodotto troppo salato e troppo grasso, la cui salubrità in una valutazione in centesimi non merita più di 31. Un gradino sopra (33/100) il Prosciutto di San Daniele e un altro un altro emblema del made in Italy alimentare come il Parmigiano reggiano (32/100). L’Aceto Balsamico di Modena è etichettato come “troppo dolce” e dalla salubrità “scarsa” (20/100). Un punto di riferimento per coloro che sono attenti alla linea come la Bresaola della Valtellina Igp non va oltre il misero punteggio di 7/100 mentre la Mortadella Bologna Igp chiude il novero delle eccellenze made in Italy con un “eloquente” 0/100.
È l’ultima pesantissima offensiva al made in Italy alimentare portata avanti da Yuka, una app francese disponibile in cinque lingue, che conta ben 80 milioni di utenti (8 milioni solo in Italia) e che, pur non essendo autorizzata né in Italia né in Europa, è attiva in 12 Paesi (Regno Unito, Svizzera, Belgio, Spagna, Italia, Francia, Usa, Canada, Australia, Irlanda, Germania e Lussemburgo).
Come funziona Yuka
Yuka utilizza un algoritmo che valuta la salubrità di un alimento in base al contenuto di grassi, sale e zucchero e in rapporto a una monoporzione da 100 grammi. Uno schema molto simile a quello previsto dal Nutriscore, l’etichetta a semaforo proposta, anche quella, dai francesi e, tra le polemiche, bocciata da Bruxelles come riferimento per futuro un sistema di etichettatura europeo. In sostanza, lo schema Nutriscore viene riproposto sottoforma di app.






