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L’apporto della Cina nella crisi iraniana, pur con interessi strategici e finanziari in Medio Oriente, sarebbe limitato dalla mancanza di esperti regionali e da una diplomazia sovraccarica

Nella guerra in Iran, la Cina ha adottato un ruolo diplomatico prudente cercando al contempo di promuovere la pace. La diplomazia di Pechino, guidata dal veterano Wang Yi, ha messo in guardia contro l’espansione del conflitto, ma il suo intervento rimane – almeno nel momento in cui scriviamo - soprattutto simbolico. E questo nonostante gli investimenti cinesi in Iran siano spesso citati come ingenti (alcune stime parlano di 400 miliardi di dollari). La vera preoccupazione del Dragone rimane lo Stretto di Hormuz, fondamentale per una discreta parte delle proprie importazioni petrolifere. La chiusura del corridoio ha già provocato shock sui mercati globali, con il prezzo del greggio in aumento e tensioni sulle forniture energetiche. Pur avendo riserve strategiche sufficienti per circa sei mesi, la Cina ha tentato fin qui senza successo di negoziare il passaggio delle proprie navi.