VENEZIA - I finanziamenti necessari - circa un milione di euro - erano già stati trovati. Save Venice era pronta a restaurare il ciclo di affreschi di Giambattista Tiepolo a Palazzo Labia, la prestigiosa sede Rai per il Veneto che ormai da un paio d’anni la società del servizio pubblico ha inserito tra le sue proprietà da vendere. Ebbene, proprio su questa contestata alienazione, contro cui è schierata la città, si sono arenate anche le trattative con il comitato privato statunitense che tanti restauri ha finanziato in oltre cinquant’anni di attività.
Tra le clausole richieste da Save Venice, infatti, c’era quella che l’opera restaurata restasse fruibile al pubblico, in caso di vendita del palazzo. Un ostacolo pare per gli uffici centrali della Rai, che avrebbero manifestato dubbi anche sulla procedura pubblica da seguire per accettare la donazione. Morale: dopo oltre un anno di trattative complesse, l’offerta del comitato è scaduta proprio in questi giorni; i finanziamenti raccolti, a questo punto, saranno destinati ad altre “urgenze” veneziane; mentre il ciclo di Antonio e Cleopatra, che tanto bisogno avrebbe di un intervento di restauro, dovrà attendere.
Un caso destinato a rinfocolare le polemiche sull’intera operazione Palazzo Labia, che la Rai intende vendere per trasferire la sede regionale in terraferma. L’alternativa è già stata individuata nell’ex sede di Unicredit di Piazza Barche, in centro a Mestre. Un paio di settimane fa il Consiglio comunale è tornato a pronunciarsi, unanime, contro la vendita del gioiello veneziano. Lo aveva già fatto nel 2024, quando si era saputo che la Rai aveva inserito la vendita di Palazzo Labia, con un pacchetto di altre proprietà sparse, nel piano immobiliare dell’azienda. Ma è del mese scorso la notizia che la Rai affiderà ad un advisor esterno l’attuazione del piano.






