Il più giovane pilota italiano di sempre a vincere una gara di F1 appena atterrato nella sua Bologna lunedì mattina aveva già un altro premio in testa. «La prima cosa che farò a casa sarà mangiare le tagliatelle, mi mancano», sorrideva Kimi Antonelli nella zona arrivi dell’aeroporto Marconi. Colpo di scena: «In realtà avrei fatto la gramigna», rivela mamma Veronica. «Va benissimo così», ride Kimi all’imprevisto sul menù. Un po’ di spensieratezza dopo un weekend ad alto tasso d’emozioni.
«Mi sono tolto un peso, è un risultato che mi dà forza e consapevolezza ma ora c’è lo step più difficile, so che lavorando bene si potrà raggiungere», racconta. Lo diceva il padre Marco, che suo figlio sugli allori non avrebbe dormito. Magari sul trofeo di Shanghai sì, stretto al petto nel sonnellino durante il lungo volo di rientro dalla Cina. Intanto però «una piccola festa con amici e famiglia, è un momento speciale per noi che cercherò di godermi prima del gp di Giappone».
I primi complimenti sono stati tra eccellenze dello sport italiano, «mi ha sorpreso la dedica di Sinner da Indian Wells, gli ho scritto, è stato molto carino». Poi Alberto Tomba, «era una leggenda per i miei genitori, sarebbe bello incontrarlo».














