Le eccellenze italiane si fiutano. Parlano, sono in sintonia. Specialmente se sono giovani. Kimi Antonelli ha ricevuto centinaia di messaggi da tutto il mondo per la sua prima vittoria in Cina che ha cancellato per l’Italia l’astinenza ventennale dal gradino più alto del podio. Appena è atterrato all’aeroporto Marconi di Bologna dal lungo volo notturno da Shanghai, il ragazzo si è concesso ai microfoni esternando soddisfazione e tanta felicità: «Mi ha fatto molto piacere la dedica di Jannik, è stato carino, l’ho ringraziato molto. Alberto Tomba mi vuole conoscere? Che bello, lui è un mito, con gli sci ha vinto tutto.
Ne ho sentito parlare molto da mamma e papà». Poi torna a parlare di lavoro: «Riportare il tricolore in vetta è una cosa bella. Ora sono più rilassato, più consapevole, ma so bene che è solo un punto di partenza. Bisogna continuare a lavorare, spingere, come abbiamo fatto finora e, se tutto andrà bene, si può sognare anche il Mondiale. Adesso voglio mangiare un po’ di tagliatelle, poi penseremo al Giappone». Che sia un ragazzo d’oro non c’è dubbio, l’euforia che ha scatenato ha mille ragioni, ma anche radici ben piantate in terra. Nella patria della Motor Valley, la terra della Ferrari che è la Scuderia più vincente e prestigiosa del pianeta, sono oltre 70 anni che non capitava un ragazzino capace di far sognare.










