La dea Demetra, nel mito greco, governava il grano e insegnava agli uomini a coltivarlo. Un archetipo lontano, eppure così attuale, perché oggi è attorno alla filiera del pane che si sta giocando una partita sempre più al femminile. Quello che potrebbe sembrare un nostalgico revival rurale è forse una nuova primavera del pane, più attenta alle radici e meno sedotta dalle etichette. E come un impasto che matura sotto mani consapevoli, anche la presenza delle donne nel settore cresce con costanza.

I Pani d’Italia, un racconto fatto di acqua, lievito e umanità

Stefano Pesce

La prima cartina al tornasole arriva dalla formazione

All’Ifse – Culinary Institute di Torino, l’interesse femminile per i corsi di arte bianca è cresciuto dell’80% negli ultimi 4 anni. Spesso sono professioniste tra i 25 e i 50 anni che scelgono di cambiare rotta: lasciano uffici e carriere già avviate per studiare fermentazioni e curve di lievitazione. E dalle scartoffie sulle scrivanie alle madie infarinate, il passo è più ponderato di quanto sembri.