Ci sono donne che perdono il lavoro perché non riescono a tenere tutto insieme nella fase più densa della vita, quella della badanza agli anziani genitori, con i figli adolescenti e la carriera che ha bisogno di un momento di raccolta della semina: e invece vengono scavalcate dai colleghi uomini. E c’è l’architetta afferrata dalla vampata su un cantiere, davanti agli operai, che perde autorevolezza in un contesto di tutti uomini perché non capiscono cosa stia succedendo. O c’è lo stigma sessuale per cui, secondo alcune interpretazioni, si viene esautorate dallo sguardo maschile. Queste ed altre amenità fanno eco, come in un racconto distopico, a quel consiglio che, durante il Medioevo, veniva offerto alle donne in menopausa: di darsi a una vita ritirata e di donare ogni proprio avere alla chiesa, per pararsi le spalle e non essere subito assimilate alle streghe. Però c’è tantissimo altro ancora.

“Più libertà e desiderio: perché la menopausa ora sorride alle donne”

di Maria Novella De Luca

Le voci finora silenziate

Così ci siamo messe in ascolto di voci diverse di donne menopausate, scoprendoci noi via via più colpite e anche emozionate di come questa fase tanto poco raccontata della vita ospiti ombre e luci, solitudini e liberazioni, e un balbettare denso, che risuona, come quando un lessico ancora non c’è ma invece c’è moltissimo da dire. Realizzando quanto la menopausa sia sapere ancora inesplorato. Non tramandato da madri e nonne, in fondo non davvero tematizzato neppure dal femminismo. Intercettato da certe pagine di letteratura, nelle immagini potenti che Mary Ruefle inventa ne La mia proprietà privata, dell’antropologa Margareth Mead che attribuisce alla post menopausa una forza straordinaria, di Susan Sontag quando insiste sulla ricchezza adulta di questo momento che tardivo lo è per gli orologi biologici ma invece anche è un’alba.