Nel suo primo libro Luciana Littizzetto parla di tre amiche sui sessant’anni che “si domandano: e ora che cavolo facciamo? Dobbiamo tirare i remi in barca? Davvero non abbiamo più niente e dobbiamo solo passare il tempo con i settantadue sintomi della menopausa? La felicità che ci è consentita in questa vita è appannaggio soltanto della giovinezza?”: una domanda cruciale e sacrosanta alla quale risponde con un “proviamo a pensare che non sia così. Dobbiamo fare le liste delle cose che ci piacciono e con queste provare a vedere se riusciamo a stare meglio. Perché il trend tra le mie coetanee è: vabbe’, poteva andare peggio. Succede qualcosa di brutto e giù con le sciabolate di champagne perché alla fine poteva andare peggio”.

Littizzetto si è raccontata a Vanity Fair in attesa del ritorno di Che Tempo Che Fa e ha parlato dei suoi 60 anni (“Ho vissuto bene la mia età fino a quando mi è venuta la pancreatite acuta e sono stata ricoverata”) e di una certezza: “Se penso di smettere di fare il mio lavoro mi viene la tristezza. Forse il palcoscenico ti dà dipendenza, c’è poco da fare”. La menopausa? “Ci sono mille sintomi e devi stare dietro al fisico, perché i muscoli si afflosciano, le ossa si svuotano, la pelle si assottiglia e la patata si secca. E che cacchio! Vivi per tenerti insieme. È faticoso, infatti non faccio quasi niente”.