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Ultimo aggiornamento: 17:51
di Rosamaria Fumarola
Esiste un momento nel quale il riconoscimento dell’altro mette in discussione tutto ciò che si è. Succede quando si è ritenuto di adottare una strategia che garantisse la vittoria attraverso un assoluto asservimento all’altro. Persino nelle dinamiche dei rapporti esclusivamente privati e che, per questa loro natura, non producono conseguenze che riguardano la sfera pubblica, una simile scelta è fallimentare e porta alla rottura della relazione.
Le ragioni che sottendono all’adozione di una strategia tanto perdente non vanno lette però con occhio garantista, perché rivelano sempre il tentativo di fare il meglio per sé e per la propria conservazione. Don Abbondio sapeva bene di essere un vaso di coccio tra vasi di ferro e cercava di tutelarsi come meglio poteva, ma non certo spinto dalla carità che il suo ruolo gli imponeva. Manzoni non a caso gli fa dire la celebre frase: “Il coraggio uno se non ce l’ha, mica se lo può dare” ed è dunque noto che lo scrittore non intendesse farne un campione di moralità. È questa la ragione per la quale il lettore dei Promessi sposi prenda istintivamente le distanze dalla condotta del pavido curato.






