Un brand taggato basta da solo a rendere trasparente un contenuto promozionale? E se un brand invia un prodotto gratis, si deve avvisare il pubblico oppure no?

Sono le domande più frequenti - e più scivolose - dell’economia dei social. Per le quali ora arriva una risposta ufficiale, una “interpretazione autentica”. L’Agcom ha pubblicato due documenti di orientamento che accompagnano le Linee guida e il Codice di condotta per gli influencer: uno operativo, con una serie di Faq pensate per creator e content creator e l’altro più tecnico, che ricostruisce il quadro normativo e procedurale entro cui si muove l’influencer marketing. L’obiettivo dichiarato, scrive l’Autorità in una nota è «facilitare la comprensione e la corretta applicazione delle regole da parte di tutti i soggetti coinvolti nell’influencer marketing».

Le Faq entrano subito nel cuore del problema: la trasparenza pubblicitaria. Per esempio, basta taggare un marchio in un post per essere in regola? La risposta è no. Le indicazioni sono molto nette: quando c’è un contenuto promozionale serve una dicitura chiara - come «Pubblicità», «ADV» o «Sponsorizzato da» - «visibile subito, senza alcuna azione da parte dell’utente».

Non funzionano neppure formule ambigue o eleganti, molto diffuse nei social. Espressioni come «in collaborazione con» o «in partnership with», è spiegato nelle Faq, «non rendono chiara la natura pubblicitaria». Se invece un influencer riceve un prodotto gratuitamente, la regola generale è segnalarlo con diciture come «gifted by» o «prodotto inviato da». Solo in casi molto specifici - quando il prodotto non è il centro del contenuto, non compaiono loghi riconoscibili e non esiste una collaborazione in corso - la segnalazione può non essere necessaria.