Calcolare su cinque anni, e nonpiù su tre, il periodo entro cui le case automobilistiche devono raggiungere i target di riduzione delle emissioni, estendendo così fino al 2032 la flessibilità prevista dal regolamento Ue sulla CO2 per auto e furgoni.
Lo chiedono Italia, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia in un documento informale diffuso alla vigilia del Consiglio Ue Ambiente.
I ministri avranno domani un primo confronto sul pacchetto automotive presentato a dicembre dalla Commissione Ue, già emendato in quell'occasione. Tra le altre cose, i firmatari chiedono di estendere il periodo di conformità ai target dall'attuale triennio a un quinquennio, considerando quindi il periodo 2028-2032 per le auto e il periodo 2025-2029 e 2030-2034 per i furgoni. La revisione proposta da Bruxelles consente oggi di calcolare la conformità ai limiti su una media di tre anni (2025-2027), anziché su base annuale, per aiutare i costruttori a rispettare i target. Nel non-paper si sottolinea l'urgenza di garantire un "ruolo diretto dei carburanti sostenibili, compresi gli e-fuel e i biocarburanti, nella decarbonizzazione dei trasporti a partire da subito e oltre il 2035". Con la revisione proposta, denunciano i cinque Paesi, "anche dopo il 2035, i veicoli elettrici a batteria rimangono l'unica tecnologia pienamente conforme, mentre le soluzioni alternative hanno una portata limitata" con il rischio di favorire "i sistemi industriali già fortemente orientati verso l'elettrificazione" e "penalizzare i modelli di produzione europei che integrano le catene del valore automobilistiche tradizionali con combustibili rinnovabili e sostenibili". I firmatari incalzano l'Ue a garantire coerenza tra la normativa automotive e la direttiva sulle energie rinnovabili (Red III) in materia di carburanti. Sollecitato, inoltre, nella normativa il passaggio da una valutazione basata esclusivamente sulle emissioni di scarico a criteri coerenti con la neutralità delle emissioni complessive.






