PADOVA - Ha voluto fornire spontanee dichiarazioni al tribunale. E ha ribadito di aver sempre agito correttamente nel rispetto della legge. Disma Stocchero, settantaduenne imprenditore di Nove, nel vicentino, titolare della società "Vicentina servizi", con sede operativa a San Giorgio in Bosco, è la figura chiave dell'inchiesta condotta dalla Squadra mobile che ha sgominato una banda di rom dedita ai furti di rame nelle aziende di mezzo Veneto.
Per il pubblico ministero Benedetto Roberti, che ha coordinato il lavoro investigativo della polizia, Stocchero ha precise responsabilità. Avrebbe acquistato il materiale rubato dai rom pagandolo rigorosamente in contanti e senza mai rilasciare neppure una ricevuta. Poi l'avrebbe reimmesso sul mercato vendendolo alle fonderie. Sei anni di reclusione per il riciclaggio del rame più un mese di arresto per aver svolto senza autorizzazione un'attività illecita di raccolta, trasporto e messa in riserva di rifiuti speciali.
Questa la richiesta di condanna formulata dal rappresentante della pubblica accusa al termine della requisitoria in cui ha ripercorso le tappe della lunga indagine della Mobile, iniziata nel luglio di quattro anni con le prime perquisizioni e i primi sequestri. Roberti ha chiesto pene pesanti anche per i quattro cittadini di etnia rom finiti sul banco degli imputati, con le accuse a vario titolo di furto e ricettazione. Sei anni a testa per Daniele Halilovic, 33 anni di Villadose, nel rodigino, e Alex Seferovic, 29 anni, anch'egli residente a Villadose. Quattro anni ciascuno invece per Majcol Halilovic, 40 anni, di Bologna, e Romano Halilovic, 44 anni di Grisignano di Zocco, nel vicentino. Un quinto nomade, Venetu Halilovic, 41 anni di Vicenza, aveva invece scelto il rito abbreviato rimediando una condanna a tre anni e quattro mesi, diventata nel frattempo definitiva. Il processo è stato aggiornato al 6 luglio per le arringhe difensive. Poi il collegio si ritirerà in camera di consiglio per scrivere il verdetto.






