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Non è una novità che un'immensa disgustosa ondata di antisemitismo si travesta da critica a Israele
Il terrorismo è una tecnica che cerca di obliterare il nemico, eliminarlo, immobilizzarlo, renderlo irrilevante. È quello che fece la Shoah, è quello che si vuole fare ora col popolo ebraico criminalizzandolo e aggredendolo fisicamente come si fa con Israele. Calcolo sbagliato, perché al contrario la sua identificazione con lo Stato Ebraico lo rafforza e lo incoraggia. Ma c'è un fenomeno nuovo: l'antisemitismo si moltiplica e si arricchisce della pazzesca difesa degli ayatollah, dipinti anche da insospettabili giornali e programmi televisivi come le ultime vittime dell'aggressione imperialista sionista, insieme ai loro proxy Hezbollah. Su qualche giornale italiano ora c'è il genocidio libanese, allargando l'accusa alla guerra indispensabile contro l'aggressione degli Hezbollah.
Non è una novità che un'immensa disgustosa ondata di antisemitismo si travesta da critica a Israele. Si è arrampicata sulle rovine della cultura postbellica da decenni, a partire da "sionismo uguale razzismo" nel 1975 all'Onu, e via via attraverso Durban, la conferenza razzista del 2001 che preparava l'11 settembre, fino alla persecuzione dell'Onu incarnata da Albanese e una costruzione nutrita di stracci postsovietici e di kefieh vere e virtuali. È costata molti miliardi, ne fanno parte le accuse di colonialismo, di crimini di guerra e di genocidio. È il rovesciamento della realtà: Israele, da sempre minacciata di genocidio e poi colpita il 7 di ottobre con questo intento mentre l'Iran dirige la danza, è stata trasformata nel peggiore nemico dell'umanità, salvo, in Europa, che da Meloni, Merz e pochi altri.






