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Washington chiede aiuto, reazioni timide. Oggi vertice dei ministri degli Esteri europei
Quasi più delle bombe, delle strategie militari, degli attacchi e delle speranze di libertà di un popolo oppresso da decenni. Quasi tutte le attenzione, perlomeno per chi non è coinvolto direttamente nel conflitto, si concentrano sullo stretto di Hormuz, passaggio chiave per l'economia mondiale. Dimostrazione di come questo conflitto sia davvero globale. Aperto e percorribile, in teoria, chiuso e impraticabile nei fatti. Trump spinge perché possa tornare alla normalità e cerca alleati ma le adesioni latitano e il consiglio europeo in programma oggi affronterà il tema con l'intenzione di rafforzare la missione Aspides, Ma potrebbe non bastare.
Da Hormuz passa, in condizioni di normalità, il 20% del fabbisogno mondiale di petrolio. Il presidente americano ha prima promesso scorta navale, con il potenziale utilizzo di droni e missili, per proteggere le navi in transito. Poi ha lanciato l'idea di una coalizione mondiale per garantire la navigabilità dello Stretto. Operazione comunque non facile, considerando che per prima cosa va bonificata l'intera area dalle mine piazzata dall'Iran. In seguito le navi militari di scorta dovrebbero vedersela con la cosiddetta "flotta zanzara" di Teheran, sotto forma di piccole imbarcazioni ma anche droni, sempre difficili da intercettare e respingere. Ieri la Corea del Sud ha fatto sapere che sta valutando la richiesta di Trump di inviare una propria nave nello Stretto. La Cina invece, uno dei Paesi invitati a partecipare, ha sottolineato con la consueta ambiguità che "continuerà a svolgere un ruolo costruttivo ai fini della de-escalation e del ripristino della pace", senza però specificare come. Da Tokyo arriva invece una timida apertura, precisando però "che la disputa è ancora in corso e si tratta di una questione che dobbiamo valutare con cautela perché l'asticella è molto alta". Nel Vecchio Continente, il ministro dell'Energia del Regno Unito Ed Miliband spiega che stanno "esaminando attentamente con i nostri alleati cosa fare", mentre la Francia si era detta più che possibilista a riguardo.







