La richiesta di aiuto di Donald Trump resta sospesa nel vuoto.

Molti Paesi, si è detto certo il tycoon senza lesinare nomi a favor di social network, sarebbero pronti a inviare unità navali per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Ma dalle capitali alleate non è arrivata alcuna adesione. Dall'Asia all'Europa prevale la cautela, dettata dal timore di restare invischiati nella crisi, anche alla luce degli avvertimenti rivolti da Teheran alla comunità internazionale, esortata ad "astenersi da qualsiasi azione che possa portare a un'escalation".

All'indifferenza della Cina ha fatto da contraltare la Corea del Sud, l'unica ad aprire all'istanza americana sia pure limitandosi a esaminarla "con attenzione". Più freddo il tono del Giappone che ha subito ridimensionato le aspettative: una decisione del genere - ha fatto sapere Tokyo - richiederebbe "valutazioni approfondite" e "l'asticella è molto alta". Una riflessione che si fa strada anche a Bruxelles, dove si valuta l'ipotesi di rafforzare l'operazione navale europea Aspides nel mar Rosso, trovando tuttavia i Ventisette già divisi e una netta contrapposizione tra Parigi e Berlino. I Paesi colpiti dallo stop al petrolio "non solo si sono impegnati" a inviare navi, "ma ritengono che sia un'ottima iniziativa", ha azzardato Trump, chiamando in causa anche gli alleati europei senza, tuttavia, trovare l'eco sperata.