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Il presidente Usa: "Se ci sono ordigni, conseguenze mai viste per gli ayatollah"

Ci sono anzitutto le conseguenze economiche e commerciali della guerra nel Golfo al centro delle telefonate ravvicinate tra il capo del governo britannico Starmer, la premier Meloni e il cancelliere tedesco Merz. Terzetto europeo in "stretto contatto" permanente", che nell'incertezza degli eventi ha già fruttato un certo coordinamento militare e strategico del gruppo di testa europeo per non lasciare campo libero alla controffensiva iraniana. L'ultimo obiettivo dichiarato ieri da Downing Street con Italia, Gran Bretagna e Germania che ribadiscono di non essere in guerra con Teheran è facilitare i passaggi attraverso lo Stretto di Hormuz, il tratto di mare dove viaggia circa il 30% del petrolio mondiale e pressoché bloccato dalle minacce dei pasdaran. Meloni, Merz e Starmer concordano sulla "vitale importanza della libertà di navigazione". E non si esclude, ma non nell'immediato, una scorta navale a protezione dei mercantili. Soluzione non semplice da orchestrare, i ragionamenti del trio in queste fase; più cauto rispetto all'accelerazione del francese Macron, con cui pure i tre leader si sono confrontati nei giorni scorsi nel formato E4.