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La Suprema Corte replica all'avvocato che per primo aveva sollevato il caso

A sbafo dal 1959. L'unico documento che darebbe titolo all'Anm di occupare una stanza del Palazzaccio a Roma è "un verbale dell'Adunanza plenaria della commissione Manutenzione del 4 dicembre 1959, numero 368", di cui al momento non esiste copia. Secondo quanto ha ricostruito il Giornale, la Cassazione avrebbe risposto all'accesso agli atti presentato ai sensi del dlgs 33/2013 dall'avvocato romano Romolo Reboa, vicepresidente del Comitato nazionale per il Sì. "Mi ha comunicato l'assegnazione all'associazione privata Anm della prestigiosa location a titolo gratuito un prestigioso magistrato qual è il consigliere Giovanni Ariolli, presidente della commissione per la Manutenzione e la conservazione del Palazzo di Giustizia". Ma questo verbale del 1959 che consente all'Anm di non pagare né affitto né bollette da 60 anni e rotti senza pagare neanche le bollette "non è stato allegato alla risposta", ci scrive Reboa. Strano.