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Avviata una richiesta di accesso agli atti per verificare contratti, autorizzazioni e spese relative agli spazi al sesto piano del “Palazzaccio"
Nel dibattito legato al referendum si inserisce una questione relativa all’utilizzo di spazi all’interno del Palazzo di giustizia di Roma. La richiesta è perentoria, non lascia grandi margini di interpretazione: “È legittima l’occupazione del sesto piano della Cassazione da parte dell’associazione privata Anm?”. Insieme ad altre associazioni e gruppi professionali, il Comitato nazionale per il Sì al referendum ha infatti annunciato l’intenzione di chiedere chiarimenti in merito alla presenza di una sede dell’Associazione nazionale magistrati al sesto piano del cosiddetto “Palazzaccio”, edificio che ospita la Corte suprema di Cassazione.
Il Comitato ha comunicato di aver incaricato il vicepresidente, l’avvocato Romolo Reboa, “di esercitare il diritto di accesso ai documenti amministrativi (previsto dal decreto legislativo 33/2013)” al fine di verificare l’esistenza di eventuali contratti o atti amministrativi che “legittimino l’utilizzo da parte dell’Anm del sesto piano del Palazzaccio, sottraendolo all’attività giurisdizionale o comunque al servizio pubblico”. L’iniziativa mira anche ad accertare le modalità di copertura delle spese relative alle utenze degli spazi in questione. Secondo quanto riferito, l’obiettivo è ottenere risposte documentate. La strada è tracciata: “le risposte e i silenzi” che dovessero emergere dall’accesso agli atti saranno successivamente resi pubblici.






