Orsetti di peluche, pupazzi, robottini. Sul mercato sono già arrivati - o stanno per farlo - giocattoli dotati di IA generativa che parlano, giocano, interagiscono con i bambini più piccoli. Eppure, la letteratura scientifica in merito è ancora scarsissima: esistono appena sette studi che evidenziano la necessità di nuove ricerche per indagare la sicurezza psicologica dei bambini. Un recente rapporto dell'Università di Cambridge, intitolato AI in the Early Years, ha analizzato per la prima volta l'impatto, i rischi e le opportunità di questi dispositivi in una fase cruciale per lo sviluppo sociale ed emotivo: quella prescolare (sotto i 5 anni).

Per realizzare lo studio, il prestigioso ateneo inglese ha incaricato un’azienda di realizzare un prototipo specifico, Gabbo, studiandone le interazioni con i bambini. Al termine delle sessioni, i ricercatori hanno intervistato piccoli e genitori, utilizzando il disegno come strumento per facilitare il racconto dell'esperienza.

Dalle osservazioni sono emersi limiti significativi nella fluidità della conversazione e, soprattutto, nel gioco simbolico. Gabbo, ad esempio, ha faticato a partecipare a scenari immaginari, rispondendo in modo letterale o ripetitivo, un limite rilevante per un'età in cui la finzione è fondamentale per la crescita. Per fare un esempio, quando un bambino ha confidato a Gabbo di essere triste, il giocattolo ha liquidato l'emozione dicendo di non preoccuparsi perché lui era "un robottino felice", rischiando di far sentire il bambino come se i suoi sentimenti non fossero importanti.