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Pordenone, 16 mar. (askanews) – Uno scrittore, un reporter di guerra, un uomo e un padre. Sorj Chalandon è il protagonista dell’edizione 2026 del festival Dedica di Pordenone, che ogni anno si concentra su un solo autore. Chalandon in Italia presenta anche il suo ultimo romanzo, “Il libro di Kells” (Guanda), che si bassa sulla storia della sua vita. “È autobiografia – ha detto Chalandon ad askanews, insieme all’interprete Marina Astrologo – perché è certamente una parte della mia vita, è letteratura perché rimane un romanzo, anche se io ho voluto mettermi una maschera un po’ diversa, la maschera di Kells, ma è una confessione perché finalmente potevo dire chi ero stato, da dove venivo e questo è qualcosa che non avevo mai potuto fare prima”.

Il titolo del nuovo romanzo è ispirato a un celebre libro irlandese, e l’Irlanda, con il suo conflitto, è stato uno degli scenari in cui Chalandon ha lavorato come inviato, ma una parte importante l’ha avuta anche il Medio Oriente. Gli abbiamo chiesto come si passa dalla scrittura giornalistica a quella letteraria. “Sono stato corrispondente di guerra per 25 anni – ci ha riposto – e non mai potuto dire io di fronte ai massacri, sotto le bombe, mai. Non ho mai potuto piangere nel mio giornale, non potevo odiare, non potevo dire che stavo impazzendo di fronte alla violenza inaudita che mi circondava. Non potevo mai dire io, non ne avevo il diritto. L’unico modo per me per dire io era il romanzo. Aggiungo una aneddoto: sono a Sabra e Shatila, sto assistendo a quello che sappiamo, mi siedo dietro un muro e piango. Mi si avvicina un collega de Le Figaro, un amico, e mi dice: Sorj devi trasformare le tua lacrime in inchiostro, ecco, nel mio romanzo trasformo le mie lacrime in inchiostro”.