Una filiera del fosforo tutta italiana per limitare la dipendenza dai Paesi stranieri e dare vita a un giro d’affari che vale 4,3 miliardi di euro. La stima arriva da uno studio della Community Valore Acqua di Teha (The European house Ambrosetti), che ipotizza quanto potrebbe generare lo sviluppo di una filiera italiana del fosforo tra ricavi diretti, nella valorizzazione come fertilizzante, e catena di fornitura, riducendo la dipendenza dell’Italia dalle importazioni e rafforzando la sicurezza di approvvigionamento.

Il 70% arriva dall’estero

I dati, presentati durante il Workshop “Da depuratore a bioraffineria”, in partnership con HBI, «evidenziano come il fosforo recuperato dai fanghi di depurazione sia un elemento strategico per molti settori industriali (agricoltura, chimica, industria) e che oggi vede l’Ue dipendere al 70% dall’estero e, in particolare, per oltre la metà da 3 Paesi: Russia, Marocco ed Egitto».

L’opportunità inedita

«L’Unione Europea si affida oggi in larga parte a soli tre Paesi per ottenere i fosfati necessari ai propri cicli produttivi– commenta Benedetta Brioschi, partner Teha -. Una vulnerabilità che rende il fosforo una delle materie prime più delicate per la competitività agricola e manifatturiera del continente. Il recupero dai fanghi di depurazione rappresenta un’opportunità inedita: a livello europeo può coprire fino al 21% del consumo di fertilizzanti, contribuendo alla stabilità del sistema produttivo e alla riduzione della dipendenza strategica dall’estero».