Roma, 18 mar. (askanews) – La crisi idrica, sommando siccità, alluvioni e mancato riciclo, costa agli italiani annualmente 227 euro pro capite, il doppio della media europea (112 euro per abitante), una cifra pari a 13,4 miliardi di euro “come se l’economia del nostro Paese si fermasse per due giorni e mezzo ogni anno”. E’ quanto emerge dal Libro Bianco 2026 della Community Valore Acqua di TEHA, giunto alla settima edizione, secondo il quale l’Italia è “sempre più esposta allo stress idrico che comporta avere troppo poco o troppa acqua nei momenti sbagliati, difficoltà nella raccolta o nella gestione”.

Nel 2022, rivela lo studio, era stato raggiunto il picco dei danni provocati dalla crisi idrica: 284 euro per abitante in un solo anno pari a 16,7 miliardi in totale. Un costo pro-capite maggiore è stato rilevato solo in Spagna (256 euro per abitante) e in Slovenia che raggiunge livelli oltre i 1.600 euro ad abitante.

Una situazione, secondo il Libro Bianco, “destinata ad aggravarsi visto quanto descritto nell’ultimo Rapporto delle Nazioni Unite (Global Water Bankruptcy: Living Beyond Our Hydrological Means in the Post-Crisis Era) che ha sancito nel 2026 l’inizio dell’era della “bancarotta idrica globale”: un numero sufficiente di sistemi critici ha superato il punto in cui potevano essere ripristinati ai livelli precedenti e l’oltrepassare questa soglia altererà radicalmente il rischio idrico nel pianeta, provocando effetti a cascata nelle varie comunità”.