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Un grande libro dal sapore biblico che attraverso la storia di una famiglia narra delle nostre origini
Poco prima di morire scrisse al suo mentore, Maxwell Perkins; gli scrisse «della stranezza e della gloria e della potenza della vita»; gli scrisse «penserò sempre a te». L'avevano ricoverato a Baltimora, la tubercolosi aveva intaccato il cervello. Spirò il 15 settembre; avrebbe compiuto 38 anni due settimane dopo, era il 1938. Di sé, lasciò diversi libri, tutti, naturalmente, esagerati, naturalmente inarginabili, a piantumare leggende. Le settecento pagine di The Web and the Rock, ad esempio, e le ottocento di You Can't Go Home Again; la quarta di The Hills Beyond, uscito tre anni dopo la sua morte quasi quattrocento pagine ricalcava una recensione del New York Post: «È uno dei più eloquenti e stupefacenti scrittori americani di ogni tempo, una specie di Gargantua sul corpo di Walt Whitman». Dicevano fosse One of America's Immortals.






