Il baffuto sindaco di New York si alzò all’alba e andò a piedi verso il molo 59. Era stato un giudice ammirato per la sua saggezza e per il suo equilibrio, William Jay Gaynor. Cattolico osservante, aveva però preso una decisione radicale abbandonando faldoni e tribunali per imboccare la strada della competizione politica. Questa scelta nasceva da un forte impulso, aveva deciso di candidarsi sull’onda di un’intensa spinta interiore. Di fronte alla crescita incontrollata della metropoli e all’ascesa della nuova criminalità, Gaynor si era convinto che con la sua esperienza ultradecennale avrebbe potuto alleviare le difficoltà di chi viveva nella Grande Mela. Tra invenzione e personaggi realmente esistiti, come il sindaco, si sviluppa il romanzo corale Una mattina gloriosa (Mondadori) di Antonio Monda. Lo scrittore, giornalista, direttore artistico di festival e docente presso la New York University, colloca questo suo racconto in una sola giornata dell’aprile 1912. Il nuovo scritto di Monda, nato in provincia di Latina ma che vive a New York dal 1994, è l’ultimo di dieci volumi al cui centro c’è la narrazione della vita della Grande Mela, convulsa, vibrante, foriera di grandi attese, delusioni e sconfitte. Una folla si sta raccogliendo al molo, in attesa che qualcosa accada. Il Titanic è il grande assente ed è nominato solo nell’ultima riga del romanzo: tutti fremono per vedere l’approdo del lussuoso transatlantico. Il libro mette in scena un parallelismo tra la nave che non arriverà alle dieci di mattina, come annunciato dalla compagnia White Star, e i desideri, le ambizioni irrealizzate dei protagonisti. Nell’arco di poche ore molte delle figure fondamentali del racconto si trovano di fronte a dubbi, a ripensamenti dei propri indirizzi esistenziali. Il sindaco riflette sulla scelta di militare nel partito democratico, inteso come il raggruppamento più adatto per mettere in pratica la sua educazione religiosa e la vocazione di buon samaritano. Ha una pallottola piantata nel collo e non è operabile: gliel’ha sparata addosso un portuale che lo considerava responsabile del suo licenziamento. Il volto insanguinato, apparso su tutte le prime pagine, gli aveva procurato un’enorme popolarità. Era diventato il «simbolo della capacità newyorkese di non arrendersi mai», come aveva scritto con entusiasmo il New York Times. E così lui, forte della notorietà derivata dal martirio, si era dedicato alla lotta alle truffe e alle indebite appropriazioni, iniziando a far pulizia proprio all’interno del suo partito dove in molti pensavano unicamente alla gestione del potere. «Questa pallottola è un memento della nostra fragilità e di come ogni cosa, anche quella che ci sembra più solida e certa, possa dissolversi in un attimo», filosofeggiava il primo cittadino. Raggiunta la destinazione, il sindaco avrà occasione di incontrare nella moltitudine ansiosa lo scienziato Guglielmo Marconi, il celebre illusionista e mago Henry Oudini che aveva gran successo, capace di liberarsi da manette, catene, corde e camicie di forza. A fendere la folla con un enorme copricapo visibile da lontano c’era pure William Randolph Hearst, l’editore celebre per la sua smisurata ricchezza (si stimava che i suoi introiti arrivassero a toccare i 15 milioni di dollari annui) e per le sue creature di carta che furono determinanti per condizionare l’opinione pubblica statunitense. Mentre lo guardava avanzare, William Jay Gaynor si interrogava sul rapporto tra onestà e arricchimento. Un altro dei personaggi non di sola fantasia di quella giornata memorabile è Madison Grant, suprematista bianco e fondatore dello zoo nel Bronx. Ma c’è pure Josef Stránský, direttore d’orchestra, compositore a capo della New York Philharmonic. Josef è torturato dai suoi pensieri e dalle sue frustrazioni. È stato convocato dal sindaco in modo che con i suoi orchestrali possa ricevere a suon di musica l’emblema galleggiante della scienza e del progresso del Novecento. Il maestro pensa di non essere stimato e di essere stato chiamato per l’accoglienza al transatlantico solo dopo il rifiuto di Arturo Toscanini. Cerca comunque di sfidare la sorte e di sfruttare sino in fondo quell’opportunità. Festeggia l’approssimarsi della nave pure Samuel Jesse Battle, una delle figure più affascinanti e autentiche del libro, con la sua divisa nuova di zecca: è uno dei primi ufficiali afroamericani del dipartimento di New York City. Però la ferocia razzista, che non accetta un uomo di colore in servizio per le strade della città, si accanirà su di lui mandandolo all’ospedale con la testa fracassata. Le lancette degli orologi scandiscono il tempo e la sagoma del celebre natante non si manifesta. Quel folto raggruppamento che vuole scorgere il Titanic è rappresentato da Monda come metafora della società newyorkese, dilaniata da avidità, guadagni facili, ambizioni e uso di metodi illeciti. Il tema del rapporto tra etica e politica è centrale nella produzione del narratore che da quando è approdato negli States ha avuto un ruolo di grande rilievo nella società newyorkese. Ha organizzato eventi letterari presso la New York Historical Society di New York, progetti con le personalità più importanti dell’arte e della cultura, tra cui Woody Allen, Renzo Piano, Orhan Pamuk, Marilynne Robinson, Richard Gere e Frances McDormand. Anni fa il New York Times ha scritto che il suo appartamento su Central Park West è un tempio di mondanità e uno dei più importanti salotti culturali. Il mondo dipinto da Monda in questo ultimo romanzo è una navigazione, è il caso di dirlo, anche nelle problematiche dell’Italia di oggi: affronta l’integrazione in contesti sociali molto ostili, con la storia di due emigrati italiani, parla del razzismo sempre latente, della sofferenza e della marginalità delle donne, con la morte in pubblico per dissanguamento di una giovane dopo un aborto. I temi etici (cui il romanziere ha dedicato alcuni dei suoi saggi, come Tu credi? Conversazioni su Dio e la religione) sono il cuore del romanzo-speculazione che lancia una sfida narrativa sul confronto-scontro tra le conquiste sociali e l’ottenimento di posti in Parlamento e di benemerenze a scapito della comunità. La metafora del transatlantico che non c’è, dalla lontana America si trasferisce ai nostri giorni con un’intensa e struggente meditazione sulle assenze della società italiana e occidentale e sulle sue debolezze.